Terza e Settima: la Natura e il Carattere di un Accordo

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Suona la terza e la settima, usa le note guida, fai sentire la terza, risolvi la settima sulla terza, collega i guide tones, questi, insieme a diversi altri, sono i consigli che ci vengono rivolti dal nostro insegnante o che leggiamo nei libri quando si tratta di improvvisare. Ma perché queste due note sono così importanti? Per quale motivo dobbiamo prestare loro così tanta attenzione?

La risposta più immediata e naturale è che se andiamo ad analizzare una frase tratta da un solo del nostro musicista preferito o se anche cantiamo una melodia su un certo accordo (provate), troviamo immancabilmente la presenza di questi gradi. E quando questo non accade, la frase manca di quella bellezza e quel movimento che ci aspetteremmo in una melodia. Sembra quasi che nella nostra testa questi due gradi appaiano spontaneamente in risposta al suono di un accordo e che in qualche modo vengano usati come ganci per la creazione melodica. Proviamo a considerare la questione anche da un punto di vista concettuale.

Come sappiamo, possiamo raggruppare a grandi linee gli accordi solitamente usati nel jazz in tre famiglie principali: maggiore, minore e di dominante (settima di dominante ad essere corretti). Andiamo allora a scrivere i rappresentanti di queste famiglie, insieme alle relative scale, in tonalità di C:

Accordo maggiore, minore e di dominante e relative scale in C

Osservando la figura vediamo che in tutti e tre i casi la fondamentale e la quinta dell’accordo restano le stesse, mentre la coppia formata dalla terza e dalla settima cambia per ogni accordo. Sono quindi queste due note (o meglio la relazione reciproca esistente tra esse e con la tonica) a determinare la natura (maggiore o minore) e la diversità di carattere tra gli accordi: stabilità per gli accordi maggiori e minori, movimento per quello di dominante.

Anche per le scale relative agli accordi accade una cosa simile, fatta eccezione per il terzo e settimo grado, tutti gli altri non cambiano. Si comprende quindi il perché della necessità di evidenziare queste note in una frase: senza di esse l’orecchio non riuscirebbe a decifrare la natura e il movimento armonico che la melodia vorrebbe descrivere.

Spero che quest’articolo possa creare una maggiore consapevolezza riguardo alle vostre frasi e all’uso della terza e della settima. Cercatele nei soli che trascrivete o nelle frasi che create, osservate il modo in cui vengono usate, ma soprattutto cantate: terza e settima appariranno magicamente e al posto giusto.

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