Perché la Scala Maggiore non (sempre) funziona sul II-V-I?

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Quando si tratta di improvvisare su una progressione II–V–I in maggiore, uno dei primi approcci ad essere suggeriti è di suonare la scala maggiore relativa all’accordo I su tutta la progressione. La cosa ha una sua logica e non è del tutto sbagliata, tuttavia quando si va a provare sul campo l’applicazione di questo concetto, spesso si finisce con il chiedersi cos’è che è andato storto: “Com’è che pur usando le note giuste, le mie frasi sono la cosa più lontana che esiste da un II–V–I?“.

Le scale relative agli accordi in un II–V–I

Come sappiamo in base alla teoria accordo–scala, su ogni dato accordo è possibile suonare una scala che lo rappresenta melodicamente. Nel caso di una progressione II–V–I le scale relative agli accordi II, V e I sono, rispettivamente:

  • la scala minore dorica sul secondo grado della tonalità,
  • la scala misolidia sul quinto grado della tonalità,
  • la scala maggiore della tonalità.

Osserviamo la figura seguente che sintetizza il caso della tonalità di C maggiore:

Scale e Accordi nel II-V-I maggiore di C

Come ci si può facilmente rendere conto, tutte le scale coinvolte altro non sono che modi della scala maggiore della tonalità della progressione, e come tali condividono tutte le loro note. Il fatto di suonare allora la scala maggiore su tutti gli accordi ha un suo senso, in effetti è quello che facciamo quando andiamo ad usare le scale che abbiamo elencato. Allora com’è che la cosa non sempre funziona? Suoniamo le due frasi seguenti:

Frasi su II-V-I maggiore in C: Espressione degli accordi e della progressione.

Notate le differenze sonore? Entrambe le frasi hanno la stessa struttura ritmica, entrambe usano le note della scala maggiore di C, eppure la prima riesce ad esprimere gli accordi e il passaggio da un accordo all’altro, la seconda sembra invece restare lì dov’è, senza andare da nessuna parte.

La funzione melodica delle note in una scala

Il fatto è che suonare semplicemente le note della scala maggiore ignorando completamente l’armonia sottostante non prende in considerazione un punto fondamentale: il significato delle note rispetto ad un accordo.

Sicuramente il gruppo di note usate per la costruzione delle nostre melodie non cambia su tutta la progressione, ma è pur vero che qualcosa succede ogni volta che un nuovo accordo si presenta. Un F suonato sul D–7 non ha lo stesso significato dello stesso F sull’accordo di G7 e meno che mai di quello suonato sul CMaj7.

Quello che accade durante lo scorrere dell’armonia è una riorganizzazione continua della funzione armonica di ogni nota della scala maggiore che usiamo. Mettiamola così: incontriamo sempre le stesse persone, ma ogni volta con un aspetto e un atteggiamento differente. In figura è mostrato il cambiamento della funzione delle note della scala maggiore in relazione agli accordi della progressione:

Differenze nel significato dei gradi su un II-V-I maggiore in C

Affinché una linea melodica sia efficace rispetto all’armonia sottostante è necessario usare le note importanti dell’accordo del momento (e piazzarle oppurtunamente nella battuta). Usare semplicemente le note della scala maggiore della tonalità del II–V–I, non sempre dà questa garanzia e le nostre frasi potrebbero finire con l’evidenziare note o accordi che poco o nulla hanno a che fare con gli accordi della progressione.

Volendo usare le scale per la costruzione melodica, sarebbe allora più opportuno considerare i vari modi della scala maggiore su ogni accordo presentati in precedenza (di fatto usare tre scale e non una). La differenza in questo tipo d’approcco è che riferendoci a queste scale disporremo di una maggiore e più immediata coscienza delle note significative da usare su ogni dato accordo, semplicemente considerando i gradi 1, 3, 5 e 7 di ogni modo.

Su questo ritorneremo magari in un successivo articolo, intanto sono benvenuti commenti, suggerimenti e contributi. Tu come approcci un II-V-I?

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4 Commenti

    1. Jazzpaths Staff ha detto:

      Ciao Pasqualino, grazie per il tuo commento. L’uso delle scale diminuite sulla progressione II-V-I è sicuramente un argomento di grande interesse che approfondiremo in futuro. Intanto, se vuoi, puoi ampliare il tuo commento con un esempio, ci farà molto piacere leggerlo.

  1. fabrizio ha detto:

    Grazie Alessandro per questo articolo molto interessante… non vedo l’ora di tornare a casa per sperimentare 🙂 E poi volevo chiederti che ne pensi sul fatto che sebbene sia opportuno utilizzare le note significative dell’accordo all’interno della progressione, alla fine la scelta delle note non dipende anche dalla melodia del brano?

    1. Alessandro Rubino ha detto:

      Grazie a te Fabrizio per il tuo commento,

      condivido la tua osservazione, l’uso delle note della significative della melodia è ciò che rende la tua improvvisazione legata al brano e non (soltanto) alla struttura armonica, permettendo in chi ti ascolta di riconoscere su quale pezzo ti stai muovendo attraverso le tue linee. Inoltre molto spesso le due cose coincidono, le note della melodia sono in gran parte quelle chiave dell’armonia sottostante.

      Se prendiamo un brano come Autumn Leaves giusto per fissare le idee, la parte A della melodia è giocata intorno alle terze degli accordi, evidenziando queste note nella tua improvvisazione il collegamento con il brano sarà molto più chiaro sicuramente.

      Inoltre l’aspetto che tu metti in luce è uno dei diversi modi di chiarire il brano durante l’improvvisazione, ad esempio in un pezzo in cui la melodia è definita da un pattern ritmico ricorrente, anche quest’ultimo può essere usato come gancio per il brano.

      Purtroppo lo spazio e i mezzi a disposizione in questa risposta non mi permettono di andare oltre, ma sarò felice di incontrarti su Skype, naturalmente in modo gratuito, per una piacevole chiacchierata nel caso tu voglia.

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