La Scala Minore Melodica

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Nella famiglia delle scale minori un posto particolare, specialmente nella musica jazz, è occupato dalla Scala Minore Melodica. Nella teoria musicale classica questa scala si presenta in modo diverso in base al fatto che ascenda o discenda, nel jazz tuttavia viene usata allo stesso modo indipendentemente dalla sua direzione (scala minore bachiana).

La sua struttura intervallare è molto vicina a quella della scala maggiore, entrambe mostrate di seguito per un confronto (dove T e st rappresentano gli intervalli di tono e semitono, rispettivamente).

intervalli-scala-maggiore-e-minore-armonica

Come possiamo osservare, l’unica differenza tra le due strutture risiede negli intervalli tra secondo e terzo grado e tra terzo e quarto grado: tono e semitono per la scala maggiore, semitono e tono per la minore melodica rispettivamente. Questa somiglianza strutturale si riflette naturalmente anche sul piano delle note, confrontiamo le due scale in tonalità di C:

confronto-scala-maggiore-e-minore-melodica-in-c

La scala minore melodica, come vediamo, corrisponde a quella maggiore in cui il terzo grado è abbassato di un semitono. Questo è logicamente vero in tutte le altre tonalità, abbiamo quindi un modo semplice e veloce di ricavare una scala minore melodica.

A dispetto della sua apparente semplicità la minore melodica è una scala molto versatile, la cosa più naturale che possa venire in mente è quella di usarla sugli accordi minori per aggiungere colore all’armonia con la sua settima maggiore, ma questa scala si presta a diversi altri contesti armonici e vale davvero la pena passare un po’ di tempo a studiarla.

Studio della Scala Minore Melodica

Neanche a dirlo, la prima cosa da fare è conoscere la scala in tutte le tonalità, trascrivendola se serve e cantandola a partire da qualsiasi nota. Fate caso ai brani in cui la scala è usata nei temi, anche in quelli non jazz (un esempio: Yesterday dei Beatles) e notate il suo particolare colore.

Tutti i patterns, temi o esercizi per le scale minori naturali e doriche possono essere adattati alla scala minore melodica, basterà ricordare che quest’ultima ha entrambi i gradi sesto e settimo maggiori e modificarli nelle frasi.

La scala, naturalmente, va studiata non solo da un punto di vista teorico e tecnico, ma soprattutto rispetto a un’armonia così da avere una cognizione sonora della sue note rispetto a un accordo. Un buon play a long per questo tipo di lavoro è il testo di Aebersold Volume 24: Maggiore & Minore che passa in rassegna gli accordi maggiori e minori in tutte le tonalità dando diversi consigli ed esercizi per lo studio. Come inesauribile miniera di patterns consigliamo invece l’intramontabile Patterns for Jazz di Coker, Casale, Campbell e Greene.

Non resta che augurare a tutti un buono studio e invitarvi a scrivere le vostre riflessioni dopo l’articolo.

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