Gli Shell Voicings di Bud Powell

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Gli Shell Voicings, noti anche come Bud Powell’s Voicings, sono una di quelle cose che tutti i musicisti, indipendentemente dallo strumento suonato, dovrebbero conoscere ed essere in grado di suonare al piano.

Usati come accompagnamento nella mano sinistra da pianisti dell’era be-bop come Bud Powell, Horace Silver e Sonny Clark , solo per citarne alcuni, gli Shell Voicings non solo sono semplici e facili da usare, ma rappresentano la base per la costruzione di voicings più complessi e permettono a qualsiasi musicista di studiare, accompagnandosi alla tastiera, frasi, brani e concetti musicali con un supporto armonico e una chiarezza che solo il piano può dare.

Costruzione degli Shell Voicings

Uno Shell Voicing è costituito da due sole note, scelte tra i gradi di base (1, 3, 5, 7) dell’accordo che vogliamo rappresentare. Si tratta quindi, come già detto, di voicings molto maneggevoli, ridotti all’osso nel vero senso della parola (shell significa, appunto, ossatura). Quali sono le note di uno shell?  Lo scopo principale di un voicing è definire la sonorità di un accordo, una scelta naturale, dovendo usare solo due note, è quindi quella di prendere la fondamentale e uno tra i gradi che caratterizzano l’accordo, cioè 3 o 7. In questo modo tiriamo fuori due strutture: fondamentale e terza (voicing R3) e fondamentale e settima (voicing R7). Vediamo, per chiarire, come appaiono questi voicings per l’accordo di C7:

Shell Voicings R3 e R7 per C7

Opzionalmente la terza in un voicing R3 può essere spostata all’ottava superiore generando uno shell che indicheremo con R10. Questa possibilità, tuttavia, è legata a questioni di gusto personale e, soprattutto, alla grandezza della mano dell’esecutore e non cambia la funzione armonica del voicing.

Per quanto riguarda la costruzione degli Shell Voicings è tutto. Sarebbe utile a questo punto esercitarsi a scrivere e suonare entrambi i tipi di voicings (R3 e R7) in tutte le tonalità, ad esempio procedendo lungo il ciclo delle quinte, per gli accordi maggiori, minori e di dominante. Oltre a far acquisire una conoscenza iniziale dei voicings, questo esercizio permette anche un ripasso dei gradi più importanti di un accordo, i guide tones, ovvero 3 e 7.

In merito alla diteggiatura da usare, numerando progressivamente le dita della mano sinistra da 1 a 5 (dove 1 indica il pollice e 5 il mignolo), suonate un voicing R7 con le dita 5–1 e un voicing R3 con le dita 3–1, sebbene in quest’ultimo caso, con un intervallo più piccolo, anche altre combinazioni possono risultare pratiche. Per la struttura R10 siete invece pressoché obbligati alla coppia 5–1, naturalmente.

Voice Leading

Sebbene entrambe le posizioni (R3 e R7) di questi voicings possano essere utilizzate quando suoniamo un brano o una progressione di accordi, per minimizzare i salti della nota superiore del voicing e ottenere un movimento della voce più fluido e naturale, bisogna combinare opportunamente le due posizioni nell’esecuzione. Questa pratica, indicata con voice leading o condotta delle voci, sebbene non particolarmente importante con gli shell, diventa determinante quando si usano voicing più articolati e completi.

Per chiarire cosa intendiamo osserviamo l’esempio seguente, dove gli shell sono applicati alle prime quattro battute di un Blues in F in usando sempre la stessa posizione (in questo caso R7) per tutti gli accordi:

Shell Voicings R7 sulle prime 4 battute di un Blues in F

Come si potrà notare dalla figura, la voce superiore dei voicing in entrambi i casi si sposta di intervalli piuttosto grandi, costringendo inoltre la mano a continui spostamenti sulla tastiera. Usando un’opportuna combinazione delle posizioni R3 e R7, i cambi armonici saranno invece molto più fluidi, il movimento della voce superiore minimo e più naturale e la mano quasi non si sposterà dalla sua posizione di partenza, risparmiando tempo e fatica:

Shell Voicings misti sulle prime 4 battute di un Blues in F

Nell’esempio dato siamo partiti dalla posizione R7, ma il risultato finale non cambia, come si può verificare, se andiamo ad usare uno shell R3 sul primo accordo della progressione e continuiamo usando posizioni miste.

In generale, a partire da uno shell in una data posizione, la posizione successiva va scelta in modo da rendere quanto più piccolo possibile lo spostamento della nota superiore. Per le progressioni che procedono per quarte, frequenti nei brani jazz e negli standards, come la II–V (quarta battuta dell’esempio), la combinazione di posizioni da usare si riduce ad esempio a una continua alternanza R3, R7 o R7, R3.

Naturalmente nella pratica, per evitare che i voicings finiscano in registri troppo gravi o troppo acuti, ci saranno situazioni in cui il voice leading dovrà essere occasionalmente interrotto per portarsi in registro più consono, ma questo fatto deve essere esaminato caso per caso dal lettore studiando i brani.

Bene, non resta altro che iniziare a fare pratica con questi voicings e usarli per accompagnarvi su brani e melodie per il vostro studio. Data l’importanza e la frequenza della progressione II-V-I, subito dopo aver acquisito familiarità con gli shell voicings potreste studiarli su queste sequenze usando il Volume 3 della serie Aebersold (escludendo il canale del piano naturalmente) per poi passare allo studio di semplici brani come quelli che trovate nel Volume 54.

Sempre graditi i vostri commenti e contributi.

Questo Articolo ha un Follow up: Gli Shell Vocings e l’ambiguità sonora

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